Niccolò Fracchia per culturaidentita.it

Dimentichiamoci dei mutui, dei prestiti e degli interessi, questa speciale banca non conserva un patrimonio che ha a che fare con il denaro ma con quella ricchezza che ha fatto del nostro Paese il simbolo dell’eccellenza agroalimentare nel mondo. È la banca del germoplasma, più semplicemente “banca del seme”, un genere di istituto il cui scopo è quello di conservare la biodiversità delle specie vegetali preservando la varietà genetica dei nostri territori dalla definitiva scomparsa. L’Italia, infatti, è il Paese europeo che in assoluto presenta il più alto numero di specie vegetali, ospitandone circa la metà rispetto a tutto il continente. Buona parte del nostro territorio, però, sfruttato intensivamente, risulta degradato, perdendo la sua capacità di sostenere i tradizionali ecosistemi. Fattori quali il consumo di suolo per nuovi insediamenti civili e industriali e l’inquinamento delle acque, continuano a esercitare la loro pressione sulla biodiversità nazionale. In quasi tutte le regioni d’Italia a causa dell’impatto dell’erosione genetica sono nate queste esperienze di conservazione, ma è a Bari che è stata istituita la prima e più importante Banca del Germoplasma all’inizio degli anni ’70. Fu in quegli anni che i governi si accorsero che la “Rivoluzione verde” in atto già da decenni con il grande incremento della produzione agricola mondiale, portava come naturale conseguenza la scomparsa di antiche colture attraverso l’impiego massivo di ibridi vegetali geneticamente selezionati i quali aumentando considerevolmente il rendimento del raccolto, si sostituivano alle più tipiche alternative. Sorsero così i laboratori di ricerca contenenti le banche dei semi: una per l’Europa del Nord (Svezia), una per l’Europa centrale (Germania) e la terza per la regione del Mediterraneo, a Bari. La Banca del Germoplasma di Bari, costituita in seno al Consiglio Nazionale delle Ricerche e appartenente al l’Istituto di bioscienze e biorisorse (Ibbr), oggi rappresenta una delle più grandi banche mondiali del genere. Conserva ben 58.000 campioni di semi provenienti da tutto il mondo, specialmente dall’area del mediterraneo, appartenenti a 33 famiglie diverse, con 201 generi e 872 specie. La conservazione di semi consiste spesso nell’impiego dei campioni rimessi periodicamente in campo per permettere la riproduzione e lo “svecchiamento” ed i semi sono spesso ottenuti da agricoltori privati che coltivano le varietà locali trasmettendo la sapienza per la creazione di un database informativo sul territorio e sulle tecniche tradizionali di cultura. Promuovere e stabilire azioni di valorizzazione dei prodotti locali e tradizionali a salvaguardia del patrimonio genetico e delle aree territoriali che li detengono è la particolarità di questo strano istituto che, con pochi fondi ma tanta devozione, si impegna a trasmettere nel futuro ciò che siamo stati. E il futuro, è il caso di dirlo, non può che risiedere nelle radici.

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