Dagli inizi del 2000 oltre 2 milioni di persone hanno abbandonato il Sud Italia per cercare un futuro migliore all’estero (di questi, un quinto è laureato) e il numero delle nascite nell’anno 2018 è al minimo storico (6 mila in meno rispetto all’anno precedente). Di questo passo entro il 2065 dal Sud Italia fuggiranno altri 5 milioni di abitanti.

A snocciolare numeri impietosi per il nostro paese è lo Svimez (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno) che si preoccupa di fotografare la realtà del nostro Mezzogiorno che, anno dopo anno, anziché accorciare il divario con l’Italia settentrionale se ne allontana inesorabilmente divenendo una landa desolata incapace di regalare un futuro alle nuove generazioni.

Secondo l’Associazione il 2019 sarà l’ annus horribilis in cui il Sud entrerà in recessione con un PIL stimato in ribasso dello 0,2%, a fronte dell’aumento del Nord Italia che si attesta sul +0,3%. La crescita del Mezzogiorno non può passare nemmeno per il reddito di cittadinanza, misura giudicata “utile” ma che non può rappresentare la panacea di tutti i mali atteso che la “povertà non si combatte solo con un contributo monetario: occorre ridefinire le politiche di welfare ed estendere a tutti in egual misura i diritti di cittadinanza”. In quest’ottica il reddito di cittadinanza risulta nocivo poiché le persone anziché avvicinarsi al mondo del lavoro ne rimangono ben lontane approfittando dell’assistenzialismo dello Stato.

Il premier Conte ha assicurato che il governo invertirà la tendenza anche investendo molto sul Green Deal che potrebbe rendere il meridione come la piattaforma verde del nostro paese.

I proclami dell’esecutivo valgono a ben poco di fronte all’impietosa realtà che coinvolge il nostro meridione, privo di ricchezze e sviluppo a causa dei mancati investimenti sul territorio della politica, locale e nazionale, incapace di trattenere nel territorio le giovani generazioni che trovano nell’emigrazione l’unica soluzione ai loro problemi. Ma per invertire la rotta servono politiche serie e non banali slogan elettorali che negli anni non hanno risolto i problemi – anzi li hanno aggravati – costringendoci, ancora oggi, a parlare dell’annosa questione meridionale che dal 1873 non sembra aver trovato una soluzione.

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