Giovedì scorso la portaelicotteri americana USS Boxer ha abbatuto un drone iraniano; il giorno successivo i Pasdaran hanno sequestrato e dirottato la petroliera inglese Stena Impero: cresce ogni giorno la tensione intorno allo stretto di Hormuz e a pagarne le conseguenze è l’Europa.

Lo stretto di Hormuz è da sempre (o almeno dai tempi dell’apertura del Canale di Suez) uno dei principali nodi geopolitici del mondo: l’aria di guerra che si respira in questi giorni intorno ad essa richiama l’attenzione dei media sulla contesa commerciale per il controllo del mercato petrolifero, che resta sempre il principale obiettivo dei due protagonisti dell’attuale scontro, Stati Uniti e Iran.

Hassan Rohani, il Presidente dell’Iran, lo ha detto chiaramente: “L’Iran continuerà a esportare petrolio e gli Stati Uniti scopriranno che è un errore pensare che le esportazioni di greggio iraniano possano essere fermate”. Un avviso neanche troppo velato anche all’OPEC, accusato da Teheran di essersi schiacciata sulla posizione saudita di azzoppare la capacità produttiva petrolifera iraniana, con l’appoggio esterno di Washington.

A sua volta Teheran può contare sulla sponda russa: in una nota, il ministro degli esteri moscovita ha chiesto a tutti i Paesi di ignorare l’inasprimento delle sanzioni americane e di continuare a comprare i prodotti iraniani, soprattutto quelli energetici. Inoltre, secondo quanto riportato dal Financial Times, il Cremlino avrebbe segnalato ai governi di Francia e Germania la propria intenzione di aderire a Instex, il veicolo costituito nei mesi scorsi per alimentare i traffici economici tra Bruxelles e Teheran.

Un progetto che, però, non è ancora decollato. Questa potrebbe però essere l’occasione giusta. Nei giorni scorsi, Nathalie Tocci, consigliere speciale della Mogherini, ha riferito l’idea di creare un triangolo tra la UE e la Russia, permettendo all’Iran di esportare in Russia risorse energetiche da contrattare poi tramite Instex, consentendo l’esportazione di prodotti europei in Iran.

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