Anche in Corsica il boom del turismo sta per mostrare il risvolto della medaglia: insieme agli incassi, infatti, cresce anche il costo delle case, oltre tutto ad un tasso che è doppio rispetto a quello della Francia continentale: +138% in dieci anni, secondo le stime dell’Agence d’amenagement durable, d’urbanisme et de l’energie de la Corse. Come raffreddare il mercato immobiliare e permettere ai giovani corsi di mettere su famiglia, sostenerne le spese e sperare in un futuro nell’isola?

Una possibile risposta l’hanno fornita i vertici di Corsica Libera, uno dei due partiti di maggioranza che ha vinto le elezioni del 2017 con il 54% dei consensi, conquistando 41 dei 63 seggi a disposizione nel consiglio regionale: riservare la proprietà immobiliare ai residenti, o quanto meno favorirli rispetto agli stranieri.

Un appello di qualche giorno fa, infatti, prospetta futuri possibili espropri ai danni dei non isolani, di chi più precisamente non era residente in Corsica alla data del 24 aprile 2014, quando l’assemblea regionale aveva votato una risoluzione che impegnava il governo a introdurre lo “statut de resident”.

Una mossa che potrebbe apparire drastica ma che è giustificata da una semplice constatazione, riferita anche da Jean-Guy Talamoni, presidente dell’Assemblea della Corsica: ” I corsi sono spinti fuori dalla loro isola dalla forza del denaro”.

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