Il report dell’ISTAT del 2018 i sui i flussi di mobilità ci restituisce una versione drammatica degli spostamenti della popolazione italiana: le emigrazioni sono state 157 mila, in aumento dell’1,2% sul 2017, in crescita. Di queste, quasi 3 su 4 riguardano emigrati italiani (117 mila persone) e risultano in aumento del’1,9%, portando il totale degli italiani trasferiti all’estero negli ultimi 10 anni a 816 mila. Quanto alla mobilità interna al Paese, si sono registrati 1 milione 358 mila trasferimenti (+1,8%). Circa 117 mila sono i trasferimenti di residenza dal Mezzogiorno al Centro-Nord. Nel 2018, Sicilia e Campania perdono oltre 8.500 residenti italiani laureati di 25 anni e più per trasferimenti verso altre regioni. Tutte le regioni del Centro-nord mostrano saldi netti positivi o prossimi allo zero; viceversa, le regioni del Mezzogiorno mettono in evidenza perdite nette di popolazione.

La politica di fronte a ciò si deve impegnare a contrastare questi flussi attraverso la promozione della “stanzialità”, creando i presupposti per le persone per restare nei loro luoghi di origine. Per fare ciò si rende necessario rivitalizzare i territori meno sviluppati attraverso il potenziamento dei rapporti di prossimità grazie a misure di detassazione che privilegino le relazioni economiche di corta distanza e contrastino quelli di lunga.

Dare al “locale” i mezzi per esistere di fronte al “globale”: la Detassazione di Prossimità

Il principio è il seguente: adeguare le tasse sui prodotti e sul lavoro in base alla distanza.

Questa impostazione mira a rilocalizzare gradualmente le attività economiche, ma anche a ricreare legami occupazionali e sociali, consentendo alle persone di vivere e lavorare nel luogo di origine, contrastando così quella mobilità che ha visto svuotare le comunità lontane dai grandi centri attraverso l’emigrazione.

Come?

  • applicare aliquote IVA differenziate in base alla distanza tra il luogo di acquisto e il luogo di produzione: riducendole significativamente in relazione alla vicinanza; aumendone l’aliquota in relazione alla lontananza;
  • applicare aliquote differenziate sui contributi previdenziali in base alla distanza tra il luogo di residenza del dipendente e il luogo di lavoro.

La detassazione di Prossimità presenta numerosi vantaggi:

  • sociale, attraverso la creazione di posti di lavoro nel luogo di origine dei lavoratori riducendo così la mobilità, ricreando il legame sociale e rivitalizzando i nostri territori;
  • economico, per il primato conferito all’economia reale su quella finanziaria e per il rilancio della nostra agricoltura e del nostro tessuto di PMI rispetto ai prodotti esteri;
  • ecologico, riducendo la distanza percorsa da persone e prodotti;
  • sanitario, attraverso un maggiore consumo locale, quindi più stagionale e più sano;
  • umano, limitando i trasferimenti di popolazione e lo sradicamento e la disgregazione familiare che ne conseguono;
  • culturale, attraverso il radicamento identitario degli individui nella propria regione, dove possono imparare di nuovo a vivere e lavorare in armonia con il loro ambiente naturale;
  • psicologico, grazie alla capacità così offerta di avere una visione a lungo termine della sua vita familiare e professionale, preservata dai capricci del mercato mondiale.

Rimodulare le tasse e i contributi in base alla distanza: detassando i rapporti economici di prossimità e incrementando il carico fiscale man mano che la distanza aumenta.

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