Nell’ottica di ripartenza dal territorio attraverso il recupero delle tradizioni e nella valorizzazione di ciò di cui già si dispone, rientra a pieno titolo l’introduzione, nei programmi didattici scolastici, del dialetto e della storia locale del territorio di appartenenza.
L’obiettivo è quello di permettere alle giovani generazioni di conoscere, apprezzare e mantenere vive le proprie peculiarità linguistiche, elementi essenziali della propria identità locale, destinate ormai a scomparire per effetto della globalizzazione. Non a caso l’Unesco ha segnalato che 30 idiomi parlati in Italia, tra i quali il siciliano, il romagnolo ed il griko, sono lingue a rischio, ossia a rischio di estinzione.
L’omologazione, l’indifferenziazione e la necessità di comunicare nel modo più rapido possibile utilizzando un codice linguistico uniforma, comprensibile anche dall’abitante di un altro continente, sta determinando la progressiva scomparsa delle lingue locali, maggiormente penalizzate dalla globalizzazione.
Lo studio del dialetto altro non sarebbe che una difesa, attraverso la riscoperta, del patrimonio culturale della propria comunità locale.
Volendo ampliare il nostro sguardo al continente europeo, lo studio delle lingue locali, in funzione di tutela dell’identità locale, è adeguatamente supportata attraverso differenti strumenti: oltre l’insegnamento nelle scuole delle lingue regionali, alcuni paesi ricorrono all’idioma locale per l’insegnamento di alcune materie curriculari oppure intraprendono delle vere e proprie iniziative per diffondere il dialetto nella società civile, come accade per la lingua frisone nei Paesi Bassi oppure per il gaelico.
La tutela del nostro patrimonio linguistico locale può essere parimenti garantita attraverso programmi di finanziamento di tutti i progetti che si prefiggono l’obiettivo di valorizzare le lingue locali nella società.
A ciò aggiungasi, lo studio del dialetto non incide negativamente sull’apprendimento della lingua italiana o di lingue straniere. Anzi, è l’esatto contrario: da uno studio elaborato dalla britannica Abertay University quando si parla il dialetto il lavoro cerebrale svolto dal nostro cervello è il medesimo di un bilingue italiano che deve parlare la lingua inglese o tedesca.
In funzione di quanto detto finora, riveste importanza lo studio della storia locale, ovvero di quel susseguirsi di eventi e di uomini che hanno fondato e plasmato il genius loci di uno specifico territorio; del resto, l’Italia è caratterizzata dalla presenza sul proprio suolo di moltissime micro-entità territoriali e non a caso una delle epoche più floride, sotto il profilo politico, è meglio conosciuta come l’età dei comuni, ovvero quando la città, intesa come comunità, tornava ad essere il centro della civiltà; un luogo nel quale, prima di ogni cosa, è nato e cresciuto quel patrimonio culturale che, al giorno d’oggi, chiamiamo tradizione.

Inserire nei programmi scolastici lo studio della lingua e della storia locale per recuperare le tradizioni e le identità dei territori e contrastare la standardizzazione culturale promossa dalla globalizzazione.

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