Un terzo dei comuni italiani è in via di spopolamento e un decimo del territorio agricolo non è utilizzato: per invertire questi fenomeni è necessario rendere i piccoli borghi e le aree interne attraenti economicamente attraverso la creazione di zone franche rurali intorno ai comuni con meno di 15.000 abitanti. Agevolazioni e incentivi fiscali per attrarre nuovi abitanti, nuove imprese e nuovi investimenti.

 

L’Italia, si sa, è una costellazione di borghi e villaggi di piccole e piccolissime dimensioni: un italiano su cinque risiede in uno dei 5.835 comuni con meno di 5.000 abitanti, che, presi tutti insieme, costituiscono il 72% degli 8.000 comuni italiani e coprono il 55% del territorio nazionale. Un patrimonio di cultura, tradizioni e identità a rischio di dispersione, anzi già compromesso: più della metà sono già completamente spopolati (3.002), gli altri sono in avanzato stato di abbandono. A morire nell’abbandono non sono solo piazze, strade, campanili e mura secolari, ma anche il territorio rurale che li circonda, del quale i paesi sono stati da sempre i muti custodi: sono almeno 3,5 milioni gli ettari di terreno inutilizzati, capaci quindi di sostenere il lavoro e il reddito di almeno 35.000 aziende agricole, considerato che, secondo gli standard europei nel nostro Paese un fondo per essere economico dovrebbe mettere a frutto circa 100 ettari di terreno.

Un fenomeno, quello dell’abbandono dei borghi, che affonda le sue radici nel boom economico e industriale degli anni Sessanta e che tiene unita la Nazione: da Nord a Sud, non c’è regione d’Italia che non conti almeno un centro completamente disabitato. Anzi, per una volta, non è il Meridione a detenere un record negativo perché, complice la maggiore industrializzazione di queste terre, i borghi abbandonati si concentrano nelle regioni centro-settentrionali, Toscana, Piemonte, Liguria e Sardegna su tutte. Se le aree maggiormente interessate dai fenomeni di abbandono sono quelle interne e montuose, è l’Appennino a subirne le conseguenze più profonde rispetto all’arco alpino, dove lo spopolamento è meno marcato grazie allo sviluppo di un’economia di valico.

È l’Italia più profonda quella che sta morendo e con essa stiamo disperdendo irrimediabilmente un immenso e irripetibile patrimonio di memorie, storia e cultura, frutto del lavoro e del genio di infinite generazioni di italiani.

Inoltre l’abbandono di questi territori comporta la definitiva scomparsa del patrimonio genetico dei prodotti tipici del luogo, un’erosione che da diversi anni sta mettendo in pericolo la grande ricchezza di biodiversità della penisola e la perdita dei metodi tradizionali di coltivazione.

Per invertire la rotta è necessario rendere questi borghi nuovamente attraenti, non solamente in termini squisitamente estetici da bella cartolina, ma soprattutto in termini sociali ed economici come centri forieri di opportunità di lavoro e speranze nel futuro, in cui investire e raccogliere i frutti dei propri sforzi, anche in termini di ricchezza materiale.

In questo senso l’intervento dello Stato è necessario per creare nei comuni con meno di 15000 abitanti e a rischio abbandono delle zone franche rurali in cui introdurre forme di fiscalità di vantaggio per attrarre investimenti e gettare le basi della ripartenza economica di territori che rischiano una desertificazione umana ed economica. Tante le agevolazioni praticabili, con finalità differenti e complementari. L’esonero dall’IMU, per esempio, può essere applicato tanto alle nuove imprese che si installano in locali sfitti, per ripopolare i centri abitati e recuperarne gli immobili, sia alle giovani imprese agricole, per rilanciare il settore agroalimentare, prevedendo apposite agevolazioni finalizzate alla produzione di prodotti tipici del luogo a rischio di erosione genetica. E così via, a seguire, possono trovare applicazione sia i bonus per le famiglie che spostano la propria residenza nel comune o iscrivono i propri figli alla scuola del paese, sia per le imprese gli esoneri dal pagamento delle imposte sui redditi, dell’IRAP e/o dei contributi sulle retribuzioni dei dipendenti. Agevolazioni e incentivi che non possono essere sostenuti direttamente da comuni che sono già in forti difficoltà finanziarie, e che per questo motivo devono essere a loro volta sostenuti da un apposito fondo statale, che permetta al governo di risarcire gli enti locali di quanto speso per combattere la desertificazione del loro territorio e l’abbandono dei loro centri abitati.

Istituire aree speciali in zone rurali depresse in cui sono agevolati gli investimenti delle aziende attraverso sgravi fiscali e decontribuzione allo scopo di favorire lo sviluppo del territorio e la biodiversità.

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